Le sfide che attendono i residenti di uno dei quartieri più giovani e dinamici di Milano. Un’area interessata da una grande trasformazione che è prima di tutto sociale e comunitaria.
La ricerca realizzata per cinque enti non profit che operano in Quartiere Adriano (Asd Gan-Oratorio Gesù a Nazaret, Fondazione Pino Cova e le associazioni Punto e a Capo, Villa Pallavicini e ViviAdriano), con il patrocinio del Municipio 2 del Comune di Milano ha intercettato un campione di oltre 800 persone, di età compresa tra i 18 anni e gli over 65, con l’obiettivo di sondare la propensione alla partecipazione civica in una delle aree milanesi maggiormente interessate dalla riqualificazione urbana. I risultati raccolti mostrano un interessante slancio verso la partecipazione, il volontariato e la collaborazione da parte della popolazione residente in vista di progetti volti a migliorare le condizioni di vivibilità del quartiere.
Dalla ricerca emerge il forte desiderio di essere coinvolti in attività associative, così come la voglia di partecipare a iniziative progettate per creare valore nel quartiere. Sembra quindi che i residenti desiderino diventare agenti di trasformazione sociale e attivarsi in un numero elevato di attività, anche piuttosto dinamiche e diversificate, riuscendo a liberare importanti energie espressive e partecipative. La maggior parte di queste attività può pertanto rappresentare una genuina fonte di ispirazione per gli enti del Terzo settore che volessero cimentarsi in operazioni in linea con i desideri del quartiere, nonché provare sperimentazioni in grado di coinvolgere in prima persona i suoi abitanti, sia come utenti/consumatori, sia come volontari.
L’indagine ha inoltre fatto emergere le numerose esigenze strutturali di un quartiere non ancora completato, a partire dalla richiesta di una biblioteca comunale come luogo di incontro e presidio della comunità, ma anche alcuni bisogni immateriali quali la rivendicazione di una propria identità sociale. Se infatti è percepibile un buon radicamento al quartiere, è altrettanto vero che il suo tessuto sociale è stato stravolto più volte nel corso dei decenni e ha dovuto assistere a una serie continua di espansioni che spesso sono abortite, di storie di sviluppo che si sono poi interrotte. E i ritardi nella realizzazione di importanti infrastrutture di servizio, siano esse scuole, piazze, strade, tranvie o piscine, hanno agito da freno alla costruzione parallela di un’identità unitaria di quartiere.
Per riuscire a raggiungere un elevato numero di rispondenti è stato utilizzato un mix di strumenti analogici e digitali che ha permesso di sensibilizzare i residenti attraverso volantini posizionati in circa 60 esercizi commerciali della zona, dove ogni volantino riportava un Qr-code che consentiva di connettere l’utente al questionario online. La loro presenza in bella vista sui banconi di tutti negozi di vicinato ha così generato traffico verso la survey e creato al tempo stesso comunicazione, buzz, curiosità e aspettativa presso la popolazione residente. Una contestuale campagna social su Facebook, Instagram e su tutto il vasto network pubblicitario di Meta ha poi permesso di raggiungere un numero importante di partecipanti grazie all’impiego di post sponsorizzati finemente geolocalizzati sul solo quartiere.
Le sfide che attendono i residenti di uno dei quartieri più giovani e dinamici di Milano. Un’area interessata da una grande trasformazione che è prima di tutto sociale e comunitaria.
La ricerca realizzata per cinque enti non profit che operano in Quartiere Adriano (Asd Gan-Oratorio Gesù a Nazaret, Fondazione Pino Cova e le associazioni Punto e a Capo, Villa Pallavicini e ViviAdriano), con il patrocinio del Municipio 2 del Comune di Milano ha intercettato un campione di oltre 800 persone, di età compresa tra i 18 anni e gli over 65, con l’obiettivo di sondare la propensione alla partecipazione civica in una delle aree milanesi maggiormente interessate dalla riqualificazione urbana. I risultati raccolti mostrano un interessante slancio verso la partecipazione, il volontariato e la collaborazione da parte della popolazione residente in vista di progetti volti a migliorare le condizioni di vivibilità del quartiere.
Dalla ricerca emerge il forte desiderio di essere coinvolti in attività associative, così come la voglia di partecipare a iniziative progettate per creare valore nel quartiere. Sembra quindi che i residenti desiderino diventare agenti di trasformazione sociale e attivarsi in un numero elevato di attività, anche piuttosto dinamiche e diversificate, riuscendo a liberare importanti energie espressive e partecipative. La maggior parte di queste attività può pertanto rappresentare una genuina fonte di ispirazione per gli enti del Terzo settore che volessero cimentarsi in operazioni in linea con i desideri del quartiere, nonché provare sperimentazioni in grado di coinvolgere in prima persona i suoi abitanti, sia come utenti/consumatori, sia come volontari.
L’indagine ha inoltre fatto emergere le numerose esigenze strutturali di un quartiere non ancora completato, a partire dalla richiesta di una biblioteca comunale come luogo di incontro e presidio della comunità, ma anche alcuni bisogni immateriali quali la rivendicazione di una propria identità sociale. Se infatti è percepibile un buon radicamento al quartiere, è altrettanto vero che il suo tessuto sociale è stato stravolto più volte nel corso dei decenni e ha dovuto assistere a una serie continua di espansioni che spesso sono abortite, di storie di sviluppo che si sono poi interrotte. E i ritardi nella realizzazione di importanti infrastrutture di servizio, siano esse scuole, piazze, strade, tranvie o piscine, hanno agito da freno alla costruzione parallela di un’identità unitaria di quartiere.
Per riuscire a raggiungere un elevato numero di rispondenti è stato utilizzato un mix di strumenti analogici e digitali che ha permesso di sensibilizzare i residenti attraverso volantini posizionati in circa 60 esercizi commerciali della zona, dove ogni volantino riportava un Qr-code che consentiva di connettere l’utente al questionario online. La loro presenza in bella vista sui banconi di tutti negozi di vicinato ha così generato traffico verso la survey e creato al tempo stesso comunicazione, buzz, curiosità e aspettativa presso la popolazione residente. Una contestuale campagna social su Facebook, Instagram e su tutto il vasto network pubblicitario di Meta ha poi permesso di raggiungere un numero importante di partecipanti grazie all’impiego di post sponsorizzati finemente geolocalizzati sul solo quartiere.